IL PROBLEMA SONO LE MIE MANI

IL PROBLEMA SONO LE MIE MANI

Ian Stannard, una delle bandiere del Team Ineos, si ritira dalle corse.
Con dispiacere e con qualche anno di anticipo rispetto sui suoi programmi, lo fa a causa di una artrite reumatoide che lo tormenta da qualche anno.


Se di Ian Stannard avete solo sentito parlare, ci sono almeno tre cose che dovete sapere di lui e del suo ciclismo: della sua proverbiale capacità di dare il meglio in corsa quando le condizioni sono davvero proibitive;

del suo terzo posto alla Parigi-Roubaix del 2016 appena dietro a Tom Boonen, nell'anno in cui ci fu quella pazzesca vittoria di Mathew Hayman, una di quelle che fanno commuovere.

E poi dovete sapere della sua vittoria alla Omloop Het Nieuwsblad del 2015, la seconda di seguito, scrollandosi di dosso uno per uno, in un capolavoro di intelligenza tattica tre corridori della allora Etixx-Quickstep che giocavano in casa, non tre qualsiasi: Niki Terpstra, Tom Boonen e Stijn Vandenbergh.

 

Gli ultimi chilometri di quella corsa - se non li avete mai visti, cercateli su YouTube - sono qualcosa che se esistessero i manuali di ciclismo, bisognerebbe metterceli dentro. Qualcosa che probabilmente molti direttori sportivi di tutto il mondo mostrano ai propri ragazzi per spiegare concetti come astuzia tattica, determinazione, tempismo, consistenza dello sforzo, caparbietà.

In questa intervista Ian Stannard dice che vorrebbe rimanere nell'ambiente del ciclismo per lavorare con i corridori più giovani. Speriamo che riesca a farlo.

Il ciclismo ha davvero bisogno di gente come lui.

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Rouleur - Ian, quali sono i problemi più grandi per un corridore che soffre di artrite?
I.S. - Il problema è soprattutto con il freddo, la destrezza dei movimenti fini con le mani, guidare la bici, togliersi i rifornimenti dalle tasche diventa difficile. Le tasche della maglia non sono un posto facile in cui mettere le mani quando guidi una bici le tue articolazioni sono rigide e doloranti. Perdi la presa del manubrio. E anche con l’umidità, l'infiammazione aumenta, anche se fa caldo come in Australia. Fai sempre più fatica. È come se le tue articolazioni fossero in fiamme ogni volta che prendi una buca o un dosso, o quando ad esempio stai pedalando sul pavé. Sei in costante agonia.

Rouleur - Quale è la memoria più bella che ti porti via degli anni da professionista?
I.S. - Beh, due vittorie di fila alla Omloop Het Nieuwsblad, la seconda contro tre della Quickstep. A casa loro. Io, da solo. Non lo dimenticherò mai.
[Nemmeno noi N.d.R]

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